A buon mercato

L’anno scorso in Ottobre ho preso parte alla 10×10 CHALLENGE. Nata da un’idea della fashion blogger canadese Lee Vosburgh nel 2015, la sfida consiste nello scegliere dal proprio guardaroba dieci capi di abbigliamento e per dieci giorni divertirsi a combinarli in modi diversi, sperimentando con i vestiti che già si possiedono per creare nuovi look. Per me che aprire l’armadio la mattina e scegliere come vestirmi è uno dei momenti preferiti della giornata è stato un sollievo arrivare al termine dei dieci giorni. Non ho più partecipato alle challenges seguenti (ne viene organizzata una a stagione, anche se ciascun* è liber* di iniziare la propria sfida quando lo desidera), ma attraverso la community sono entrata a contatto col mondo della slow fashion e del commercio etico. Per i non addetti ai lavori, la slow fashion si contrappone ai vertiginosi ritmi di produzione delle grandi catene, che offrono prodotti spesso di scarsa qualità a basso costo. Ogni due settimane vengono lanciate nel mercato nuove linee, e per tenere il passo con queste scadenze dall’altra parte del mondo le persone che confezionano i nostri vestiti (spesso donne, spesso bambine) vengono sfruttate e sottopagate affinché noi possiamo acquistare vestiti all’ultima moda a buon mercato. Peccato che di “buono” in questo processo c’è ben poco. Le aziende promotrici della slow fashion al contrario danno valore alla qualità dei loro manufatti in modo che possano durare nel tempo, sono spesso attente all’impatto ambientale curando la provenienza dei materiali utilizzati per confezionare i loro capi e hanno a cuore le condizioni di lavoro dei loro impiegati. Il “buon mercato” secondo l’etica della slow fashion non equivale a convenienza, ma a giustizia. Ho iniziato così anche io a riflettere sulle mie abitudini di consumo, non senza lancinanti sensi di colpa. Alla coquette che c’è in me infatti piace essere vestita alla moda e questo mio atteggiamento si è tradotto in un armadio pieno di abiti acquistati a poco prezzo e a cuor leggero, senza sprecare un secondo per pensare all’impatto che queste mie scelte avrebbero avuto. Mi sono riproposta quindi di fare più attenzione ai miei acquisti e ho cominciato ad informarmi, scoprendo che in questi ultimi tempi si sta sviluppando una certa sensibilità riguardo a questo tema sia da parte dei consumatori, che delle aziende. In questi ultimi anni qui in Svizzera si sono infatti moltiplicati i negozi fair trade e non è stato difficile scovare brand che propongono linee allo stesso tempo etiche e alla moda. La scelta non è ampia, ma ricercando un po’ in genere si trova ciò che si sta cercando. Il vero punto dolente in verità è il costo di questi vestiti: caro, soprattutto se confrontato appunto con quelli che si possono acquistare nelle catene. Per questo ogni tanto, lo ammetto, torno alle mie vecchie abitudini e alla fast fashion. È cambiato però il mio approccio al consumo: innanzitutto prima di acquistare qualcosa di nuovo mi chiedo se veramente ho bisogno di quel vestito e se è in linea col mio stile, mettendo un filtro all’impulso del momento. Secondo, mi sono riproposta di investire più sulla qualità che sulla quantità, e di conseguenza evito quei posti in cui so di trovare solo capricci. E terzo, per non cadere in tentazione cerco di tenermi lontana dai negozi on-line, dove tutto è a portata di clic. Un’alternativa economica alla fast-fashion con in più il bonus di avere carattere sociale sono gli swap parties o i negozi second hand, che sono ottimi non solo per reinventare il proprio guardaroba, ma anche per dare una seconda chance ai vestiti che sono ancora in ordine, ma cui ci si è disaffezionati. Insomma le alternative alla fast-fashion non mancano, ma cambiare abitudini, come già detto altrove, è faticoso. Di sicuro non mi ritengo un buon esempio in questo campo, tuttavia l’aver aperto gli occhi su questa realtà mi ha fatto capire che voglio essere alla moda, ma con criterio e spero che questa pubblica confessione di intenti mi motivi a perseguire la mia nuova logica di buon mercato.

A buon mercato

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