Tre anni fa a quest’ora stavamo ballando. Da poche ore Gabriele e io eravamo marito e moglie, e insieme alle nostre famiglie e ai nostri amici stavamo festeggiando l’inizio di una nuova fase del nostro rapporto. Ieri sono andata a cercare nella galleria di immagini le foto di quel giorno e ripercorrendo a ritroso il tempo trascorso da allora mi sono accorta della ricchezza che abbiamo avuto il dono di vivere in questi tre anni. Il bello delle ricorrenze infatti è che non solo offrono l’occasione per festeggiare ancora insieme, ma anche di fare un bilancio e proporsi nuovi traguardi. Per quanto mi riguarda posso dire che la nostra vita di coppia col matrimonio è cambiata: esaurito lo slancio che ha caratterizzato i primi tempi del nostro rapporto, stiamo lavorando giorno dopo giorno per mantenere vivo quell’amore di cui abbiamo promesso di prenderci cura. Come in un’altalena, anche noi viviamo momenti di euforica salita in cui ci sentiamo vicini ed invincibili, ma puntualmente veniamo poi riportati indietro dai nostri passi falsi, dalla stanchezza e dalle incomprensioni. La vera sfida sta nel continuare a giocare, concedendoci anche di rallentare quando ne abbiamo bisogno, senza però perdere il gusto dello stare insieme, in movimento. Anche se spesso si parla dell’abitudine in termini negativi, come fosse una tarma che fa marcire il desiderio, per me essa è anche sinonimo di confidenza, spontaneità e intimità – uno spazio in cui possiamo essere esattamente quello che siamo, senza bisogno di maschere o protezioni e in cui coltivare dei sogni, per me e per noi. Anche se abbiamo ancora molto su cui confrontarci e nessuno di noi sappia cosa ci riserva il futuro, è bello poter stare insieme stasera e semplicemente godere di quello che siamo diventati.

