Oggi a Roma erano in migliaia, ma oramai il movimento delle sardine è arrivato anche oltre il confine. Qui in Svizzera a causa del poco preavviso non è stato possibile organizzare delle manifestazioni ufficiali, che sono in progetto per gennaio. Ma la volontà di incontrarsi e scendere in piazza in contemporanea alla capitale e a tante altre persone residenti in diverse città europee che si riconoscono nei valori di questo movimento era forte. Così in diverse città della Svizzera oggi come forma alternativa di manifestazione sono state organizzate delle passeggiate: non c’erano megafoni e non c’erano striscioni, ma c’era la voglia di mettersi insieme per contrastare la retorica violenta della politica di Matteo Salvini & co. E chiaramente, a Zurigo c’ero anch’io. Devo ammettere che il mio rapporto con la politica è sempre stato distratto e superficiale: mi definirei una simpatizzante della sinistra moderata, in barba a mia madre che, compiuti i diciott’anni e arrivato il momento di andare per la prima vota a votare, mi disse: “Varda che se te vota sinistra te tajo i viveri” (per i non-veneti: “Guarda che se voti sinistra ti taglio i viveri”). Ma devo ammettere che le vicende degli ultimi anni spesso mi hanno confusa ed ora fatico a riconoscermi in un partito. So per certo però che il razzismo, la violenza e la manipolazione sono sbagliati. Per questo non posso che schierarmi contro la Lega che ha per motto “Prima gli italiani” e un leader che attraverso il suo becero linguaggio istiga all’odio e alla divisione. Il movimento delle sardine, che è nato come reazione spontanea al disvalore e non si rifà ad alcuna bandiera, mi ha entusiasmato per il suo carattere pacifico ed educato. E per me oggi è stato importante ritrovarmi insieme ad altri expat e visitare alcuni luoghi significativi nella storia dell’emigrazione italiana a Zurigo, perché è la conoscenza del nostro passato che ci insegna riconoscere la pericolosità di certe dinamiche nel momento in cui esse si ripropongono. Inoltre trovo geniale l’immagine della sardina per veicolare l’idea di fondo di questo movimento, cioè la presenza come forma di resistenza e l’unità come forza promulgatrice del cambiamento, a mio parere un modo squisitamente ironico di veicolare un messaggio e allo stesso tempo contestare l’abuso dei simboli, che è tipico del populismo, a cui recentemente abbiamo assistito. Spero che lo slancio creativo di questo movimento porti i frutti attesi e che l’entusiasmo si traduca in una maggiore affluenza alle urne nel momento in cui si andrà a votare, perché la politica è, innanzitutto, partecipazione.

Sardine oltre confine
