Quarta settimana di quarantena: la nostra casa è ordinata come non mai, ho già la tintarella grazie ai pomeriggi passati al sole a leggere in giardino e ho persino cominciato a sperimentare in cucina scoprendo che in realtà pasticciare mi piace (un po’ meno dover pulire poi tutto). Ma sarebbe disonesto dire che questo tempo sia privo di difficoltà: me ne parla il mio corpo, con quel nodo che ogni tanto mi si forma in gola o con quel senso di inquietudine che cova nello stomaco. A questi “sintomi” non so collegare una causa, se non appunto la straordinarietà del momento che stiamo vivendo che rappresenta sicuramente un’opportunità, ma anche una sfida. L’emozione per me più difficile da gestire è l’incertezza che mi obbliga a lasciare in sospeso miriadi di piani, decisioni e incontri che vanno accumulandosi, tutti posticipati a data da definire. Io che amo essere organizzata vorrei ricominciare a mettere ordine e programmare, invece resto, come tutti, in attesa. Un altro limite di questo tempo senza limiti è la sbornia di pensieri che vorticano nella testa fra passato, presente e futuro, rimuginando su relazioni, parole, decisioni, mancanze, possibilità e così via. Certamente questa è un’occasione di verifica per andare in profondità e dare un nome alle ombre e ai desideri che ci portiamo dentro, ma a volte questo sovraccarico di attività cerebrale è davvero estenuante. Infine, la lontananza: so bene che le misure vigenti in questo momento non mi permetterebbero comunque di incontrare la mia famiglia o i miei amici, ma in queste circostanze straordinarie i seicento chilometri che ci separano sono decisamente di troppo. Mi consolo immaginando quanto sarà bello incontrarci una volta superato questo periodo di isolamento, perché nel fare i conti con la nostra fragilità avremo scoperto anche ciò che ci rende autentici e avendo smesso di dare tutto per scontato sapremo prenderci cura delle persone e degli impieghi che avremo scoperto essere davvero importanti, senza più scuse o distrazioni.

