Queste settimane ci hanno messo tutti alla prova: abbiamo dovuto adattare la nostra libertà a stringenti norme di sicurezza, compiere delle rinunce, combattere contro la solitudine e l’incertezza. Ora che finalmente possiamo mettere il naso fuori di casa cominciamo a riscoprire il mondo e ad accorgerci dei cambiamenti che sono avvenuti dentro e fuori di noi in questo tempo. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli effetti di questa crisi non sono solo negativi, al contrario: abbiamo riscoperto il valore della famiglia e degli affetti, del tempo, del lavoro… Riflettere su cosa questi mesi ci hanno dato è lo scopo della nuova azione che abbiamo lanciato nella nostra unità pastorale. Anche se ancora non è possibile ritrovarci come comunità per ascoltare la Parola e spezzare il Pane, possiamo comunque mettere in comune le esperienze fatte in questo periodo. Sono comparsi così nelle nostre Chiese degli alberi che ciascun* può arricchire di fiori e di frutti, condividendo le proprie fatiche così come le scoperte e i propositi per questo nuovo inizio. Anche questo è infatti un modo per essere comunità e fare comunione, che non è data solo da un insieme di preghiere e pie devozioni, ma vive dell’incontro con l’Altro che si fa vicino anche attraverso le nostre parole e intuizioni semplici. Nella mia esperienza infatti sono spesso i piccoli gesti quelli che riescono a parlare al cuore, proprio per la loro immediatezza che non necessita di grandi spiegazioni ed è alla portata di tutti. Ecco perché secondo me vale la pena esporsi, vincendo la paura di sbagliare o di essere giudicati: potrebbero essere proprio le tue parole quelle che qualcun* ha bisogno di sentirsi dire.

