Religione, femminismo e libertà

Ieri Freeda ha pubblicato un video interessante che parla di una dei protagonisti della serie Skam Italia, Sana. Pur non avendo guardato la serie ho trovato molto interessante le testimonianze dell’attrice che la interpreta e della sua coach Sumaya, ma anche il dibattito che si è aperto nella sezione dei commenti. La discussione si è accesa attorno all’affermazione che l’indossare il velo per una donna musulmana possa essere una scelta libera e addirittura un gesto femminista in quanto consapevole e per la propria autodeterminazione. Vedere accostato lo hijab con il femminismo ha scatenato un putiferio: in molt* si sono scagliat* contro l’islam, ma anche contro la religione in sé, ritenendo impossibile il connubio fra i due. In quanto donna, cattolica e femminista mi sono sentita presa in causa, perché pur non condividendo del tutto il pensiero espresso da Sumaya posso tuttavia capire il suo punto di vista. Nel momento in cui si riconosce la religione nel suo valore esistenziale, essa smette di essere solamente un retaggio culturale o un insieme di regole e precetti da seguire per tramutarsi in fede, diventando una parte integrante dell’io e il praticarla una forma di libertà. Quando questo passaggio non avviene, allora qualsiasi precetto di qualsiasi religione può essere vissuto come un atto di coercizione, sia che si tratti dell’andare in chiesa la domenica o dell’indossare il velo. Una volta chiara questa distinzione penso diventi anche più comprensibile la compatibilità del femminismo con la fede. Quando parliamo di femminismo infatti non facciamo riferimento ad un monolitico di idee, quasi fosse esso stesso un credo o un’entità superiore, ma a un movimento trasversale al quale aderiscono le persone femministe: uomini e donne che appartengono a diverse culture, hanno ciascun* il proprio bagaglio di esperienze, alcun* sono credenti e altre no, ma tutti credono nella parità di genere nel rispetto delle differenze. Perché a mio parere proprio a questo dovrebbe portare il femminismo: imparare a riconoscere il valore dell’altr* indipendentemente dal suo modo di essere o dalle sue scelte e accettarl* nella sua diversità, affinché tutti si sentano inclusi e possano essere i protagonisti della propria vita e della società.

Religione, femminismo e libertà

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