Nuovo inizio

Durante questa fase di lock-down mi sono trovata con un sacco di tempo libero a disposizione che avrei voluto utilizzare per aggiornare questo blog con più costanza. Di fatto però mi sono ritrovata a corto di parole: ho cominciato diversi articoli e abbozzato qualche frase, ma senza mai davvero entrare nel flusso della scrittura. Mi mancava quel senso di traiettoria che fa volare le dita sulla tastiera, trasformando idee e concetti in parole, frasi, storie. Con qualche inconsapevole aiuto dall’esterno però sono anche giunta a realizzare il motivo di questo blocco: stavo lesinando con me stessa. Ho iniziato questo blog con l’intento di condividere quello di cui mi occupo giornalmente per poi trovarmi di fatto a mettere veti e filtri ai miei pensieri. Di fatto, mi stavo tirando indietro per paura di espormi e di mostrarmi, lasciando che le mie insicurezze togliessero spazio a quello che era il mio progetto iniziale. In poche parole, mi stavo auto-sabotando come spesso succede quando si smette di avere fiducia in se stessi e nei propri sogni. Ma come sempre quando c’è in gioco qualcosa di veramente importante, ci vengono mandati dei segni che ci aiutano a rimetterci in carreggiata. Io sono riuscita a coglierne tre, che messi insieme mi hanno portato a questo nuovo inizio: una canzone, un articolo e una domanda. La canzone è dei The Sun, Strada in salita: “Conosci sogni degni del nome che gli hai dato che non ti siano costati in sangue e occhi al Cielo?”. Penso che la provocazione sia abbastanza chiara: per qualcosa di importante bisogna essere disposti a dare tutto, anche a mettersi in ginocchio. L’articolo invece mi è stato mandato da un’amica, grazie al quale ho conosciuto Theresa Brückner, una Frau Pfarrerin come si direbbe qui, cioè una giovane sacerdotessa evangelica (riformata) che attraverso diverse piattaforme online cerca di portare la chiesa nello spazio digitale. Dopo aver letto la sua intervista ho cominciato a seguire con interesse il suo profilo Instagram, Theresaliebt, accorgendomi di come la sua testimonianza sia estremamente semplice e al contempo profonda. Mi impressiona come questa giovane collega ci metta davvero la faccia, condividendo non solo il suo lavoro, ma anche la sua vita privata sui social e di come tutto ciò risulti vicino e autentico, e questo è in un certo senso quello che ho capito mancasse a me in questo blog. L’ultima spinta invece è arrivata da un sacerdote nostro amico, mentre in videoconferenza con altri amici ragionavamo sui cambiamenti che ha portato e porterà questo Coronavirus nella società e nella Chiesa: Che cosa possiamo fare noi? Come possiamo dare il nostro contributo? Ci siamo lasciati con queste domande su cui ragionare, ma per me la risposta è abbastanza chiara: cominciare, questa volta mettendo in gioco tutto, accogliendo il rischio e fidandomi. Ed ecco che ritornano le parole e le intenzioni si trasformano in azioni, anche grazie all’appoggio di mio marito e dei miei compagni di viaggio a cui va il mio grazie più sincero.

Nuovo inizio

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